Il viaggio in breve!
«Ogni pittura sul volto e sul corpo può essere decorativa, ma spesso rappresenta il lignaggio e la posizione sociale». Questa annotazione, scritta in un diario di campo rinvenuto vicino a Mount Hagen, guida l’esperienza di viaggio attraverso le Highlands della Papua Nuova Guinea, un territorio dove relazioni di parentela, territorio e identità si intrecciano a formare sistemi culturali complessi.
Il percorso inizia tra le pendici montuose di Harvey Village, dove le abitazioni tradizionali si inseriscono tra colture di sussistenza e piantagioni di caffè, e dove la cascata Kamdika segna un punto di contatto tra la vita quotidiana e le pratiche rituali. Proseguendo, il viaggio entra nel cuore di Paiya Village, tra incontri con il capo villaggio, la sua famiglia e la preparazione del tradizionale “mumu”: pietre calde che cucinano cibi condivisi, simbolo di cooperazione e coesione sociale. Le danze e i canti che si susseguono in questo contesto rendono tangibile il senso profondo delle pitture corporee, che raccontano genealogie, ruoli e storie claniche tramandate oralmente. Queste osservazioni trovano una loro forma amplificata al Mount Hagen Culture Show, dove tribù provenienti da Western Highlands, Jiwaka, Chimbu ed Enga si incontrano per esprimere pubblicamente la propria identità attraverso questo “sing-sing”. Qui, ogni danza collettiva, ogni copricapo in piume di uccelli del paradiso, ogni ornamento di conchiglie o fibra naturale diventa simbolo: non è solo estetica, ma narrazione di passato e confini sociali. Le performance, a volte caratterizzate da pitture che raffigurano scheletri o da colori distintivi, trasformano il festival in un’etnografia vivente, dove tradizione e contemporaneità dialogano in un’espressione collettiva ancora intatta.
Il percorso si conclude con la visita al sito UNESCO di Kuk, le cui antiche strutture agricole attestano la continuità storica tra le comunità delle Highlands e il loro ambiente, collegando le pratiche culturali osservate nel presente a un passato millenario.
L’intero itinerario si configura così come un viaggio immersivo e unitario: le annotazioni del diario, le esperienze sul campo e le vivide espressioni culturali delle Highlands si intrecciano in un’unica narrazione antropologica, in cui sistemi di parentela, rituali e rappresentazioni collettive restano vivi e interpretabili.