Questo viaggio segue il filo di una lettera scritta molti anni fa e mai consegnata. Rahim e Timur, amici d’infanzia, vivevano nello stesso Paese prima che la storia disegnasse nuove frontiere. Da allora, uno è rimasto in Tajikistan, l’altro è partito per il Kyrgyzstan.
Oggi, lungo la M41, la “strada del tetto del mondo”, Rahim ripercorre il tragitto che un tempo li univa.
Si parte da Dushanbe, dove l’Asia moderna si mescola ai ricordi persiani e si sale verso le gole del Panj, il fiume che segna il confine con l’Afghanistan. Lungo la valle del Wakhan, fortezze antiche e sorgenti sacre raccontano la fede e la tenacia di chi vive ad un passo dal cielo.
Più in alto, il paesaggio diventa lunare: laghi turchesi, villaggi di pietra, yurte di nomadi kirghisi. È un mondo sospeso dove il tempo si ferma e il silenzio diventa compagno di viaggio.
Infine, la strada scende verso Osh, dove l’amico attende. La lettera non ha più bisogno di parole: l’abbraccio basta.
Nel Pamir non ci sono confini, solo orizzonti che sanno ancora tenere uniti, insieme, tutti gli esseri viventi.